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Mercoledi' 22 Febbraio 2012
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Italia turistica, troppo frammentata
Italia turistica, troppo frammentataNei primi 7 mesi del 2011 i dati provvisori sul turismo italiano evidenziano un crescita del 5,8% degli arrivi e un incremento dell’1,8% delle presenze: lo ha reso noto il ministro del Turismo Piero Gnudi nel corso di una audizione in Commissione Industria al Senato. In ogni caso, ha osservato il ministro, “se è vero che il settore continua a crescere è altrettanto vero che la quota italiana di mercato tende a diminuire, infatti, essa è calata in 10 anni dal 6,1 al 4,5%”. Nei prossimi 10 anni, ha ricordato, “secondo le stime dell’Unwto il fatturato del turismo dovrebbe passare da 800 a 1.400 miliardi di dollari”.
In questo contesto, secondo Gnudi, da qui al 2020 anche in Italia il turismo può contribuire alla creazione del 18% del Pil, vale a dire il 5% in più rispetto all’attuale 13% e nel complesso potrà dar lavoro a circa 1,6 milioni di persone.
Ma in termini generali, ha osservato il ministro, è necessario “concentrarsi su un numero ridotto di progetti integrati, più che disperdere le risorse in troppe azioni che rischiano di non raggiungere la dimensione minima per rivolgersi ai mercati internazionali". "Insieme alle Regioni - ha detto Gnudi - intendo definire come favorire il coordinamento tra livello centrale e periferico; a quali segmenti del mercato rivolgersi; quali prodotti vendere e come collocarli; come stimolare la crescita delle imprese del settore, ad esempio dando impulso alla costituzione e realizzazione dei distretti turistici”. Poi Gnudi ha denunciato che “l’azione promozionale del nostro paese è oggi troppo frammentata in molteplici iniziative locali che non riescono a fare sistema e a realizzare utili sinergie. Le Regioni adottano la propria strategia promozionale, ciascuna con la propria campagna, il proprio logo e slogan di riferimento. Questa promozione così parcellizzata, specie sui mercati internazionali dei Paesi emergenti, dove l’Italia viene percepita quale destinazione europea e dove le realtà locali risultano spesso completamente sconosciute.
I nostri competitor diretti (Francia e Spagna) puntano da sempre la loro attenzione alla promozione del “marchio ombrello” della destinazione Paese per poi favorire la conoscenza delle singole destinazioni territoriali, che possono far leva sul valore aggiunto del brand nazionale.
Diventa quindi determinante - ha concluso - far fronte alla concorrenza internazionale attraverso una politica che qualifichi l’offerta con un brand riconoscibile del “prodotto Italia”, che serva da traino alle peculiarità delle diverse offerte turistiche locali. L’obiettivo è quello di lavorare per “l’Italia plurale”, mediante un’azione comune che nel pieno rispetto delle autonomie, si muova all’interno di un quadro programmatico, fondato sul ricorso ad iniziative congiunte e coordinate in termini di mercati, target e strategie.
 
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